Due assistenti capo della Polizia Penitenziaria, in servizio al Nucleo traduzioni e piantonamenti di Trapani, sono stati aggrediti, oggi pomeriggio, intorno alle 17, da un detenuto.
Il 28enne algerino Alì Rouibah era di ritorno dall’udienza finale del processo a suo carico davanti alla Corte d’Appello di Palermo dove era stato arrestato nel 2015 insieme ad altri quattro con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e morte come conseguenza di altro reato. Secondo le indagini era uno degli scafisti del barcone che naufragò il 5 agosto 2015 causando la morte di 226 migranti. Solo 36 cadaveri vennero recuperati: uomini e donne costretti a restare nella stiva e morti soffocati.
Gli scafisti furono incriminati dagli uomini della Mobile di Palermo grazie al riconoscimento dei superstiti che, dopo lo sbarco, avevano raccontato le sevizie subite a bordo e la tragica fine dei loro compagni di viaggio.
Dopo aver appreso l’entità della condanna – i giudici hanno confermato i 14 anni di reclusione già inflittigli dal gip nel 2015 – Rouibah ha dato in escandescenze prima nella cella del Tribunale e poi, giunto alla Casa Circondariale di Trapani, si è scagliato contro i due poliziotti – entrambi sulla quarantina – che hanno dovuto ricorrere alle cure dei sanitari del carcere e poi, per ulteriori accertamenti, sono stati condotti al Pronto Soccorso del “Sant’Antonio Abate”. Uno di loro ha riportato la sospetta frattura del polso destro e traumi al ginocchio e alla caviglia destri, con una prognosi di 30 giorni, l’altro è in osservazione per un sospetto trauma cranico.
Il detenuto è stato posto in isolamento, come previsto in casi del genere.
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